Live from Blob

mercoledì 20 febbraio 2013

Danger Ego - "Autopsy"




A cura di Bluff
Se Firenze si chiamasse Seattle o Palm Desert, o fosse anche la più piccola cittadina sperduta nei caotici Stati Uniti probabilmente i “Danger Ego” passerebbero regolarmente su qualche radio, giungendo sino a noi tramite qualche trasmissione televisiva. Il caso vuole però che questo gruppo nasca qui, in Italia, e debba di conseguenza partire lentamente dal basso, accumulando esperienza tramite la “gavetta” fiorentina, crescendo nell’anonimato proprio di tutti i gruppi emergenti nostrani. Ma forse è meglio così, forse è meglio essersi costruiti un’identità col passare del tempo, un’identità ricca di storie, sale prove, live, problemi, nuovi membri, nuova strumentazione, tutte cose che hanno portato questo gruppo a incidere nel Giugno del 2011 il loro primo full-lenghtAutopsy”. Il suono che emerge prepotente da questo album non è solo una mera dimostrazione di tecnica, che di sicuro non manca, ma è qualcosa di più; è frutto di un’intesa, di buone intuizioni e capacità musicali, di musicisti che tramite 11 brani possono lasciarti qualcosa in risonanza dentro la testa. L’intero album lascia intravedere influenze e similitudini (come è logico che sia): il Grunge dei Soundgarden, le dinamiche Metal degli Alter Bridge, il puro Hard Rock di gruppi come i Black Stone Cherry e l’effetistica di un Alternative in stile AudioslaveL’album si apre con “Biting Cold” e sento di dovermi aggiustare le cuffie perché il sound mi pare interessante! Il riff iniziale è un classico, ma comunque d’impatto, la batteria amalgama molto egregiamente il tutto e il brano prende lentamente corpo. Conosciamo dopo l’intro strumentale “Drake” (alias Flavio Angelini) che completa il brano con un’espressiva linea vocale capace di rimanere impressa nei timpani. Ho voluto sottolinearvi il nome del cantante perché è (a mio parere) il protagonista di questa canzone, una voce potente che presenta molto bene all’ascoltatore lo stile della band; Non fraintendetemi, sono tutti molto bravi, ma ognuno ha i suoi particolari momenti in questo album. Comunque un buon brano d’apertura. Mi ha lasciato interessato e questo è positivo! Dopo una buona partenza però voglio di più! Alzo il volume e la definizione del suono e i Danger Ego non mi fanno attendere.
I brani successivi sono esplosivi, mai troppo ripetitivi ed ognuno con una propria identità, unione delle capacità dei singoli membri. “Rage of the Hell” e “This Madlove”, rispettivamente seconda e terza traccia, lasciano più spazio ad “Erik” (Enrico Francesca) e “Baldo” (Lorenzo Giusti), che, con un’ottima strumentazione e una Gibson “Les Paul” fra le mani, fanno sorridere il mio animo da chitarrista. Gli assoli di chitarra, non solo in questi due brani, non sono la pensata di un virtuoso o di uno shredder ma sono misurati in ogni singola nota, e mettono in luce una buona capacità musicale. Il sesto brano “Light of Darkness” tocca le dure corde del basso nella mia stanza, presentandomi al meglio “Cloud” (Claudio Zuchelli) che distoglie l’attenzione dalle chitarre accompagnando Drake con il suono profondo di un bravo bassista. Il basso c’è, ma raramente si sente al meglio (ed è un peccato), soprattutto se si spazia su questo genere musicale; è dunque giusto che si ritagli dei momenti tutti suoi e i Danger Ego questo lo sanno, accendendo i riflettori su Cloud pure nella bonus track “Breathless”. L’attuale batterista “Max” (Massimiliano Innocenti) è un nuovo membro, posteriore alla registrazione dell’album quindi non posso concentrarmi sul suo nome per parlarvi della batteria che tiene il ritmo nell’intero disco, comunque molto ben costruita rullata su rullata che mi ha colpito particolarmente nel quarto brano “Runaway”.
Finito l’ascolto i miei appunti e le mie impressioni sul album sono molteplici ed esporveli tutti sarebbe impossibile, tutti i brani hanno qualcosa da sottolineare, ad esempio: “Wings of Freedom” parte come un classicone per mutare genialmente sound alla frase “when the sun goes down…”; “You Belong To Me” sembra essere una “ballad” in stile statunitense ma esplode in una dura distorsione alle parole “You belong to me my love…”. Concluso l’ascolto dell’album le mie orecchie sono particolarmente soddisfatte. Il gruppo ha un’ottima strumentazione, ricca di effetti e ottime marche, il suono è ben registrato ma dimostra che per fare la differenza bisogna sentire la musica e non solo suonarla. I Danger Ego l’hanno capito!
By Bluff




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